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C’è un prima e c’è un dopo dunque: “Rugby a memoria. Estratti da un archivio analogico” di Paolo Rigamo nasce, si sviluppa e chiude la sua avventura fotografica ovale in questa finestra aperta per tre lustri davanti al suo obiettivo. Impressionando la pellicola. Non un file. Rulli da 36 fotogrammi alla volta. A volte sovrapposti per lo slittamento traditore di ingranaggi del motore usurati da anni di trascinamenti. Rulli da sviluppare, da stampare. Sali d’argento fotosensibili non byte. Era solo l’altro ieri e pare già preistoria.
AUTORE: RUGBY A MEMORIA
C’è un prima e c’è un dopo dunque: “Rugby a memoria. Estratti da un archivio analogico” di Paolo Rigamo nasce, si sviluppa e chiude la sua avventura fotografica ovale in questa finestra aperta per tre lustri davanti al suo obiettivo. Impressionando la pellicola. Non un file. Rulli da 36 fotogrammi alla volta. A volte sovrapposti per lo slittamento traditore di ingranaggi del motore usurati da anni di trascinamenti. Rulli da sviluppare, da stampare. Sali d’argento fotosensibili non byte. Era solo l’altro ieri e pare già preistoria.
In questa storia per immagini tutto è analogico. Non solo la reflex di Paolo ma l’intera scena sintetizzata in questi 150 scatti scelti fra le migliaia rimasti per anni arrotolati nei rullini o distesi nei raccoglitori, in attesa di essere riportati alla luce dal fondo degli scatoloni che viaggiano fatalmente dietro alle fasi di ciascuno di noi, il “bagaglio appresso” fra traslochi, cambi e bivi della vita.
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